Agnelli ‘Ndrangheta, spuntano le intercettazioni: presidente Juve nei guai?

andrea agnelli con un'espressione pensierosa

Nuovi sviluppi emergono sulla vicenda Agnelli ‘Ndrangheta. Spuntano le intercettazioni del presidente della Juventus, che smonterebbero la linea difensiva intrapresa dai legali bianconeri, cioè che la società non era a conoscenza del profilo criminoso di alcuni esponenti ultrà. A rivelarlo è l’Huffington Post, che evidenza come siano intercorsi rapporto tra Agnelli e Rocco Dominello, figlio di un boss di una ‘ndrina calabrese.

Le intercettazioni a cui si fa riferimento sono due. In entrambe il numero uno della Juve è al telefono con Alessandro D’Angelo, colui il quale si occupa della sicurezza allo stadio. Di seguito, riportiamo il contenuto diffuso dall’Huffington Post.

Intercettazioni Agnelli: “Questo ha ucciso gente”

La prima intercettazione che vede coinvolto Andrea Agnelli risale al 18 marzo 2014. In questa, il presidente della Juve parla di Loris Grancini, capo dei ‘Viking’ su cui pende una richiesta di sorveglianza speciale del Tribunale di Torino: “Il problema è che questo (riferendosi proprio a Grancini, ndr) ha ucciso gente”. D’Angelo, però, si affretta a correggere il tiro: “Si, ha mandato a uccidere”. Nel corso di questa telefonata si evince anche come ci sia un rapporto di buona conoscenza tra Agnelli e Rocco Dominello.

Secondo il procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro, questa telefonata smonta la tesi secondo la quale la società bianconera ignorava la provenienza e il profilo criminoso di alcuni ultrà. Il procuratore ha anche sottoposto alla Commissione Antimafia una seconda intercettazione dalla quale si evince come Agnelli, Dominello e altri ultrà si siano incontrati presso la sede della ‘Lamse SpS’, holding controllata dall’attuale numero uno della Juve. Da questa seconda telefonata, viene fuori – addirittura – che Dominello aveva avviato una conversazione, tramite sms, con l’allora allenatore dei bianconeri Antonio Conte.

Le due intercettazioni sono state lette – nella giornata di ieri, mercoledì 22 marzo – dalla presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, al legale della Juventus, Luigi Chiappero. All’affermazione di quest’ultimo sul fatto che “Agnelli non sapeva che tra gli ultrà ci fossero esponenti della ‘Ndrangheta”, la Bindi ha prontamente ribattuto: “Probabilmente le manca qualche carta, ma dal materiale in nostro possesso emerge il contrario”. Al termine dell’audizione, Chiappero ha chiesto che gli atti citati venissero desecretati, ribadendo – inoltre – la totale disponibilità di Andrea Agnelli ad essere ascoltato.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.