Juventus, il passato ha disegnato il cammino per sollevare la Champions League

La Juventus è pronta a disputare la finale contro il Real Madrid

Manca un solo giorno alla tanto attesa finale di Champions League. Juventus-Real Madrid hanno svolto gli ultimi lavori di rifinitura prima di doversi sfidarsi sabato sera 3 giugno al National Stadium of Wales di Cardiff. Non c’è più spazio per i calcoli. Quel che è fatto è fatto. Allegri contro Zidane, due tecnici differenti per modo di intendere il calcio ma che in comune hanno proprio i colori bianconeri. Il tecnico merengues è ancora amato in quel di Torino per la classe regalata nei trascorsi con la casacca della Juventus.

C’è da sottolineare un dato importante relativo Juventus-Real Madrid. Le due squadre nelle ultime 3 stagioni hanno raggiunto due volte la finale. La Juventus nel 2015, partita persa poi contro il Barcellona. Il Real, invece, viene dalla vittoria della passata stagione ai danni dell’Atletico Madrid. Questo potrebbe giocare a favore della forte squadra di Madrid perché più abituati a questo tipo di pressione. Tuttavia, i bianconeri in questa stagione sono maturati sotto tutti gli aspetti tant’è che pensare di poter sollevare la Coppa dalle grandi orecchie al cielo di Cardiff non è poi tanto utopistico.

Juve-Real, il passato ha tracciato il cammino da seguire: ecco cosa non devono fare i bianconeri

Come detto da Massimiliano Allegri in conferenza stampa: “Conta solo vincere”. La Juventus ha tutte le carte in regola per poter portare a casa la sua terza Champions League della sua storia. La squadra è matura e affamata. Senza dimenticare che l’organico è completo e composto da campioni di primissima fascia. Chiaramente il Real Madrid è tutt’altro che sprovveduto ma la squadra allenata da Allegri potrebbe fare affidamento al passato per invertire una tendenza che l’ha vista perdere sei finali di Champions su 8 disputate. Come dimenticare, ad esempio, Belgrado 1973. I giocatori bianconeri arrivarono in condizioni fisiche davvero poco consone alla Finale dell’allora Coppa dei Campioni. Passiamo, poi ad Atene 83. I bianconeri sulla carta erano nettamente più forti dell’Amburgo. Eppure la Coppa l’ha vinta la squadra tedesca. L’errore è stato l’eccesso di sicurezza che ha portato a sottovalutare l’avversario.

Nel 1997 fu la volta di Monaco. In quell’occasione nervi tesi oltre alla cattiva concentrazione hanno fatto gioco e la Juventus si è vista sfuggire la terza finale alla portata di mano. Stesso scenario anche l’anno successivo. Nel 1998 ad Amsterdam la Juventus sfidò proprio il Real Madrid. La partita fu davvero brutta da vedere e alla fine la Coppa l’ha vinta la squadra che ha saputo essere più cinica, il Real. Nel 2003 è stata la volta di una finale tutta italiana tra Juventus e Milan in quel di Manchester. Troppi esperimenti sono stati fatti in quell’occasione, aggiuntisi a qualche errore di ingenuità di troppo commessi contro una squadra che in Europa si è sempre trovata a suo agio. Per finire arriviamo a Berlino 2015. Sicuramente due stagioni fa il Barcellona era una squadra di fenomeni, sta di fatto che i bianconeri scesero in campo con l’etichetta di chi sapeva che comunque sarebbe andata avrebbero perso. Ed è qui che la storia entra in ballo. La Juventus deve trarre insegnamento dalle sei finali perse per poter raggiungere quel sogno chiamato triplete.

 

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