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Calcio di rigore e posizione del portiere: la regola che spesso viene fraintesa

Nadia Fossatidi Nadia Fossati· 02/08/2026 19:00
Calcio di rigore e posizione del portiere: la regola che spesso viene fraintesa

Tra le situazioni più discusse del gioco c’è il calcio di rigore e, in particolare, la posizione corretta del portiere al momento dell’esecuzione. La norma è stata aggiornata negli ultimi anni e continua a generare equivoci, sia tra i giocatori sia tra il pubblico. Una lettura tecnica e ordinata aiuta a evitare errori, in campo e in panchina.

Il quadro normativo: cosa stabilisce la Regola 14

La Regola 14 delle Regole del gioco del calcio definisce i presupposti del rigore. Per il portiere difendente, il punto cruciale è il momento dell’impatto del piede del calciatore con il pallone: in quell’istante il portiere deve avere almeno parte di un piede che tocchi, sia in linea con, oppure dietro, la linea di porta. Non è consentito avere entrambi i piedi interamente oltre (davanti) alla linea prima del calcio.

Questo significa che il portiere può muoversi lateralmente sulla linea, può oscillare il peso del corpo e può anche effettuare un leggero salto di attivazione (split-step), a condizione che almeno una parte di un piede rimanga in contatto con la linea o proiettata verticalmente su di essa. La larghezza della linea di porta, che per norma deve avere lo stesso spessore dei pali e della traversa (fino a 12 cm), fa parte dell’area che delimita: anche una punta o un tallone sopra la vernice soddisfano il requisito di “in linea”.

L’organo che approva e aggiorna queste disposizioni è l’International Football Association Board, che dal 2019/20 ha semplificato l’onere per i portieri: non più entrambi i piedi sulla linea, ma “almeno parte di un piede” in linea o dietro di essa. La modifica ha ridotto le infrazioni marginali, pur mantenendo l’equità dell’esecuzione.

Prima e dopo: come è cambiata la regola

PeriodoRequisito per i piedi del portiereNote principali
Fino al 2018/19Entrambi i piedi sulla linea fino al calcioMinore libertà di tempo e di spostamento; molte ripetizioni per infrazioni minime
Dal 2019/20Almeno parte di un piede che tocchi, sia in linea con, oppure dietro, la lineaMaggiore tolleranza; consentito un piede dietro la linea e l’altro in linea

Il momento del calcio e il concetto di “in linea”

Il riferimento temporale è l’istante in cui il piede del tiratore colpisce il pallone. Le immagini televisive e i sistemi di revisione si concentrano su quel frame. “In linea” non richiede appoggio pieno: è sufficiente che parte del piede sia a contatto con la linea o che la sua proiezione verticale ricada sulla banda bianca. Ne conseguono alcuni casi tipici:

  • Punta del piede sul bordo esterno della linea, tallone sollevato: regolare.
  • Tallone sulla linea, punta leggermente dietro: regolare.
  • Entrambi i piedi oltre la linea, anche di pochi centimetri, prima del calcio: irregolare.

Resta consentito un movimento anticipato se la geometria dei piedi rispetta la condizione descritta. L’avanzamento marcato con entrambi i piedi oltre la linea prima del tiro resta vietato, indipendentemente dall’esito del rigore.

Ripetizione, infrazioni e provvedimenti disciplinari

Le conseguenze pratiche sono codificate per ridurre le controversie. La casistica più ricorrente può essere sintetizzata così:

  • Portiere irregolare (nessun piede in linea o dietro) e il gol non arriva: ripetizione del rigore. Nella prassi corrente, la prima infrazione comporta solo richiamo; l’ammonizione scatta in caso di reiterazione o se il comportamento è chiaramente antisportivo.
  • Portiere irregolare e gol segnato: la rete è convalidata; si richiama il portiere, ma non si ripete.
  • Infrazione del calciatore che tira (es. finta illegale dopo la rincorsa): rigore annullato, si riprende con calcio di punizione indiretto a favore della difesa e ammonizione al tiratore.
  • Ingresso anticipato in area di altri calciatori: si applicano le consuete combinazioni previste dalla Regola 14, con priorità alla gravità dell’infrazione e alla sua incidenza sull’esito.

Le stesse disposizioni valgono nei tiri di rigore al termine della gara (kicks from the mark), con una gestione disciplinare spesso improntata a un primo avvertimento e ammonizione alla successiva infrazione, per mantenere continuità e ritmo della serie.

VAR, assistenza arbitrale e margine operativo

Nelle competizioni dotate di assistenza video, l’allineamento del portiere viene controllato al frame del calcio. L’arbitro assistente sul lato del guardalinee ha comunque la prima responsabilità di osservare la linea. Il VAR interviene solo se l’evidenza è chiara: differenze di pochi centimetri, specie con frame rate standard televisivo, possono non fornire certezza assoluta per un’inversione della decisione sul campo. L’obiettivo rimane evitare vantaggi indebiti, non sanzionare micro-scarti impercettibili.

La prassi operativa suggerisce che, se un portiere avanza in modo marginale e il tiratore segna, non si ricorre alla ripetizione. Se invece l’avanzamento è evidente e l’esito del tiro ne è influenzato (parata o errore indotto), la ripetizione è la soluzione corretta. Questa linea garantisce prevedibilità e coerenza.

Tecnica applicata: stare “in linea” senza perdere reattività

Dal punto di vista tecnico, il portiere deve combinare conformità regolamentare e massima prontezza. Una postura di attesa efficace prevede:

  • Piedi distanziati quanto la larghezza delle spalle, ginocchia flesse di 20–30°, busto leggermente proiettato in avanti.
  • Piede dominante in leggera avanzata, punta che lambisce la linea; piede opposto qualche centimetro dietro. Così, al momento del calcio, almeno un piede è “in linea” o dietro.
  • Split-step minimo: un micro-salto di pre-attivazione sincronizzato con la rincorsa del tiratore, curando che una parte del piede resti sulla linea o in proiezione su di essa.
  • Spostamenti laterali brevi (shuffle) lungo la linea, evitando passi incrociati che possono generare perdita di equilibrio o avanzamento incontrollato.

L’allenamento deve includere esercizi con vincolo visivo: per esempio, posizionare un marker a filo della linea di porta come riferimento per la punta o il tallone. L’abitudine a “sentire” la linea, senza guardarla, riduce il rischio di infrazione quando la pressione cresce.

Consigli operativi per portieri e staff

  • Timing della partenza: iniziare l’azione quando il piede d’appoggio del tiratore affonda a terra. È il segnale più affidabile per sincronizzare lo split-step.
  • Pre-lettura: osservare busto, anca e rincorsa per stimare traiettoria e altezza del tiro, mantenendo però gli appoggi regolari fino al calcio.
  • Gestione psicologica: rituali brevi e ripetibili (respiro, due rimbalzi, assetto) aiutano a standardizzare la postura “in linea”.
  • Feedback video: rivedere le esecuzioni a 60 fps consente di verificare se e quando il piede ha oltrepassato la linea prima del calcio.

Errori comuni e come evitarli

Gli errori tipici nascono da eccesso di slancio o da un’errata interpretazione del “toccare la linea”. Alcuni portieri arretrano con entrambi i piedi dietro la linea e, nel tentativo di spinta esplosiva, proiettano il corpo in avanti con due appoggi oltre la banda bianca prima del tiro: è infrazione. La soluzione sta nel mantenere uno dei due piedi a cavallo della linea fino al contatto palla-piede dell’esecutore.

Altro errore frequente è la rincorsa mentale al tiratore: seguire il suo sguardo o il finto rallentamento porta a partire troppo presto. La finta è legittima nella rincorsa, ma quella “post-contatto” è irregolare per il tiratore; il portiere non deve “anticipare per paura” e perdere l’allineamento.

Aneddoto tecnico: la lezione che resta

In un torneo giovanile Under 15, un portiere para un rigore tuffandosi a sinistra. L’assistente segnala l’avanzamento: il fotogramma mostra entrambi i piedi oltre la linea circa 30 cm prima del calcio. Rigore ripetuto e gol. In allenamento, lo staff introduce un vincolo semplice: piede dominante con la punta sulla linea, piede opposto dietro, split-step minimo. Alla gara successiva, stessa situazione: il portiere parte sul segnale corretto, mantiene il piede in linea al momento del calcio, respinge e la parata è convalidata. Il progresso non è solo regolamentare ma biomeccanico: minor ampiezza del salto, centro di massa più basso, primo passo laterale più corto e immediato.

Perché la regola tutela entrambi

La prescrizione su piedi e linea mira a bilanciare i diritti: il tiratore esegue da 11 metri con esclusività di tocco fino al rimbalzo o alla parata, il portiere conserva libertà laterale ma non un vantaggio di distanza. L’indicazione “almeno parte di un piede” riconosce la realtà motoria del ruolo e limita interruzioni eccessive. Applicata con rigore e buon senso, riduce le contestazioni e rende più chiara la didattica nei settori giovanili.

In sintesi, il portiere non deve restare immobile sulla linea, ma deve rimanere “in linea” con almeno un piede fino al momento esatto del calcio. Conoscere la lettera della Regola 14 e allenare i dettagli di postura e timing fa la differenza tra una parata valida e una ripetizione evitabile.

Nadia Fossati
Nadia Fossati

Nadia, ex portiere dilettante, scrive sul calcio per passione dopo aver allenato giovanissimi portieri. Offre suggerimenti diretti a chi vuole imparare le regole di gioco e migliorare le proprie capacità tecniche, raccontando aneddoti dal campo.