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Gegenpressing nei dilettanti: l'intensità giusta per non esaurirsi in trenta minuti

Fulvio Castellanidi Fulvio Castellani· 22/08/2026 16:00
Gegenpressing nei dilettanti: l'intensità giusta per non esaurirsi in trenta minuti

Ricordo una domenica pomeriggio in provincia, un match tra dilettanti dove l'allenatore in panchina aveva deciso di applicare il gegenpressing con l'entusiasmo di chi ha appena scoperto Netflix. I suoi giocatori si lanciavano all'inseguimento avversario come ossessi già dal primo minuto, pressando ovunque, su tutti. A metà della prima frazione il respiro era diventato quello di apneisti al limite. Nel secondo tempo praticamente non correvano più, e l'avversario ne approfittava passeggiando in mezzo al campo. Quella scena mi ha fatto riflettere su quanti dilettanti fraintendono il gegenpressing, pensando che basti intensità bruta e continuità per farlo funzionare. La realtà è ben diversa: il gegenpressing richiede intelligenza tattica, dosaggio fisico e soprattutto una calibrazione intelligente dell'energia nei novanta minuti.

Il gegenpressing, termine tedesco che significa letteralmente "contro-pressione", è un sistema difensivo dove la squadra tenta di recuperare il pallone non appena lo perde, pressando l'avversario nella zona dove è stato recuperato. Non è una novità del calcio moderno, ma è diventato popolarmente associato all'approccio di allenatori come Jürgen Klopp e al calcio tedesco contemporaneo. Tuttavia, applicarlo nel calcio dilettante richiede adattamenti significativi rispetto al calcio professionistico, dove gli atleti hanno una preparazione atletica infinitamente superiore e possono sostenere ritmi impossibili per il calciatore medio che gioca la domenica.

Perché i dilettanti non possono pressare come i professionisti

La differenza fondamentale tra un professionista e un dilettante non è solo la qualità tecnica, ma la capacità di ripetere sforzi intensi per novanta minuti consecutivi. Un giocatore professionista ha alle spalle una preparazione atletica curata settimanalmente, sedute specifiche di forza e resistenza, recupero programmato, nutrizione controllata. Un dilettante, invece, gioca una o due volte a settimana, allena forse due sere tra lunedì e giovedì, e nella vita privata affronta stress lavorativo che consuma energie che non vengono restituite da protocolli di recupero scientifici.

Quando un dilettante prova a pressare continuamente dalla prima all'ultima azione, consuma rapidamente il suo fondo energetico anaerobico. Quello che è costruito per sforzi brevi e ripetuti, non per una pressione sostenuta per tre ore consecutive. Questo significa che il gegenpressing, se applicato senza intelligenza, trasforma il campo in una trappola dove la squadra si estenue nei primi quarantacinque minuti e si ritrova poi completamente vulnerabile nella ripresa.

Il dosaggio intelligente: quando pressare e quando contenere

Il segreto per applicare il gegenpressing nel calcio dilettante sta nel selezionare i momenti in cui varrà davvero la pena consumare energia. Non si pessa mai, ovunque, su tutti. Si pessa nei momenti critici: quando l'avversario riceve il pallone in zone centrali del campo dove potrebbe costruire un'azione pericolosa, quando il nostro pressing potrebbe immeditamente riconquistare il pallone in posizione offensiva, quando siamo in una fase della partita dove abbiamo ancora le batterie cariche.

Nei dilettanti funziona molto bene quello che potremmo chiamare "gegenpressing a spots": zone e situazioni specifiche dove la squadra decide di pressare con intensità, mentre nel resto del campo gioca una difesa più paziente e posizionale. Ad esempio, pressare sul terzino quando riceve il pallone in una zona laterale lontana da porta, oppure su un centrocampista che perde il tempo prezioso durante il possesso. Questi piccoli momenti, ben orchestrati, permettono al gegenpressing di mantenere il suo valore disruptivo senza esaurire il gruppo fisicamente.

Un allenatore esperto sa anche che nei ultimi venti minuti, quando i muscoli sono stanchi e il battito cardiaco ha già subìto un carico importante, la pressione deve calare automaticamente. Non è sconfitta tattica, è intelligenza: il gegenpressing diventa più selettivo, si limita a situazioni dove il guadagno è assicurato, e il resto della difesa si posiziona per assorbire eventuali contro-attacchi.

La comunicazione e la sincronizzazione del pressing

Nel calcio professionistico, la coordinazione del gegenpressing nasce da mesi di allenamenti specifici dove ogni giocatore sa esattamente cosa fare. Nel dilettante, questa preparazione è spesso inesistente. Il primo problema è che i giocatori non sanno come muoversi insieme durante il pressing: uno corre verso il pallone, un altro resta passivo, un terzo non sa se deve supportare o tornare indietro.

Qui entra in gioco Comunicazione verbale|la comunicazione. Nel dilettante è ancora più importante che nel professionismo, perché compensa la minore automaticità dei movimenti. L'allenatore deve insegnare ai giocatori frasi-segnale chiare: "tutti addosso", "occupate gli spazi", "tornate in posizione". Durante la partita, i calciatori più esperti devono gridare istruzioni, guidare i compagni, sincronizzare i movimenti con urli e gesti. Una difesa che comunica bene sembra sempre più organizzata e coesa, e questo ha effetti psicologici importanti anche sulla stanchezza percepita.

La preparazione atletica specifica

Se una squadra dilettante vuole davvero implementare il gegenpressing, deve anche considerare di modificare la propria preparazione atletica. Non servono lavori di lunga durata, ma esercitazioni ad alta intensità intervallate da recuperi brevi. Nel calcio moderno si parla di High-Intensity Interval Training|HIIT applicato al calcio: alcuni minuti di lavoro intenso, seguiti da minuti di recupero attivo, poi di nuovo intensità. Questo tipo di allenamento migliora proprio la capacità di ripetere sforzi esplosivi, che è quello che serve durante il gegenpressing.

Un allenatore che non ha voglia di stravolgere la metodologia tradizionale può comunque inserire nel programma settimanale un lavoro specifico: pochi minuti prima del riscaldamento tattico, esercizi di pressione in piccoli spazi con carichi rapidi. Non serve fare ore di lavoro, basta che il corpo si abitui a quei movimenti, in modo che durante la partita non diventino una novità improvvisa che consuma ancora più energia mentale.

La gestione del ritmo della partita

Nel calcio professionistico, le squadre che praticano gegenpressing cercano di controllare il ritmo della partita, accelerando e rallentando secondo necessità. Nel dilettante questo è ancora più importante: se il gegenpressing si esprime sempre al massimo, la partita diventa una corsa senza fine che logora tutti, non solo l'avversario. I migliori risultati si ottengono quando il ritmo varia naturalmente, quando cioè il pressing è intenso nel momento del recupero della palla, ma poi scema quando il possesso è nostro e possiamo gestire il tempo con tranquillità.

Un buon suggerimento è anche variare il tipo di pressione in base alla situazione di gioco. Nel primo tempo, quando le energie abbondano, si può pressare più aggressivamente. Nel secondo tempo, soprattutto se la partita è serrata o se vincete, si passa a una pressione più soft, più accorta, che limita i danni e aspetta gli errori avversari piuttosto che cercarli attivamente. Questo cambio di approccio confonde anche l'avversario, che non sa più cosa aspettarsi dalla vostra difesa.

Quando il gegenpressing funziona davvero

Se ben calibrato, il gegenpressing nel calcio dilettante può diventare un'arma competitiva reale. Le squadre dilettanti sono spesso poco abituate a questa pressione coordinata, gli errori aumentano, il pallone si perde più frequentemente in zone centrali del campo dove chi lo recupera può subito ripartire verso la porta. Molte volte basta applicare il gegenpressing con consapevolezza e limiti chiari per creare superiorità numerica in zone critiche e mettere in difficoltà avversari non preparati.

Il gegenpressing dilettante non sarà mai quello delle migliori squadre europee, ma non deve esserlo. Deve essere intelligente, dosato, comunicato. Deve sfruttare la freschezza dei primi tempi e la lettura di gioco dei giocatori più esperti. Deve sapere quando avanzare e quando abbassarsi. Insomma, deve essere quella che io chiamo "la versione umana" del gegenpressing: violenta dove serve, paziente dove opportuno, sempre intelligente. Quella che vince partite, costruisce storie sui campi di provincia, e fa tornare a casa i dilettanti con i muscoli giusti stanchi, non con lo sguardo smarrito di chi ha corrisposto male a una richiesta tattica eccessiva.

Fulvio Castellani
Fulvio Castellani

Fulvio ha vissuto il calcio fin da ragazzo, allenando squadre giovanili nel suo paese e organizzando tornei amatoriali. Appassionato di regolamenti, si è specializzato nei consigli pratici per giocatori dilettanti e tifosi, raccogliendo storie e curiosità dai campi di provincia.