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Uscita del portiere con i piedi: il rischio nascosto che rompe l'azione dal basso

Marilena Foscarinidi Marilena Foscarini· 22/08/2026 11:07
Uscita del portiere con i piedi: il rischio nascosto che rompe l'azione dal basso

L'uscita del portiere con i piedi è diventata una necessità tattica nel calcio moderno. Ogni allenatore pretende un estremo difensore capace di giocare come un difensore aggiunto, di anticipare gli attaccanti e di rilanciare l'azione dal basso. Ma qui nascono i guai. Ho visto domeniche intere rovinare per una scelta sbagliata del portiere nell'uscire dalla porta, e non sempre è responsabilità sua. Spesso è la mancanza di comunicazione, di posizionamento della linea difensiva o di scelte tattiche poco intelligenti a trasformare un'azione promettente in un disastro.

Quando il portiere esce, tutto il castello crolla

Mi è capitato di recente di seguire una partita fra due squadre della categoria superiore dove il possesso del pallone era costante e fluido fino a quando il portiere ha deciso di uscire a vuoto per un passaggio che non era nemmeno pericoloso. L'attaccante avversario si è ritrovato solo davanti, ha provato il dribbling e il gol è diventato inevitabile. Una scena classica, ahimè.

Il problema principale è che molti portieri moderni confondono l'aggressività con l'intelligenza. Non basta uscire dai pali perché lo fanno tutti. Bisogna capire quando è veramente necessario, quando il rischio è proporzionato al beneficio. La Regola del gioco (calcio) prevede che il portiere possa giocare il pallone con le mani esclusivamente all'interno della sua area di rigore. Fuori da quella linea, deve usare solo i piedi. Una cosa che molti appassionati non considerano: se il portiere sbaglia là fuori, rischia di regalare un'occasione d'oro agli attaccanti.

I tre rischi nascosti che rovinano l'azione dal basso

Quando cominci a gestire una squadra o a seguirla da vicino, noti subito che i rischi dell'uscita del portiere sono sempre gli stessi. Primo: il timing errato. Uscire quando l'avversario è ancora lontano e il pallone non è in pericolo immediato crea spazi vuoti. Secondo: la mancanza di copertura. Se la linea difensiva non sale di pari passo con il portiere, quest'ultimo diventa una figura solitaria e fragile. Terzo: il posizionamento del corpo. Quanti portieri escono male, goffi, pronti a ricevere il pallone ma incapaci di controllarloEffettivamente.

Ho notato che le squadre che gestiscono meglio questa fase sono quelle dove c'è sintonia perfetta fra il portiere e il difensore centrale. Il centrale deve essere gli occhi del portiere, deve comunicare costantemente e decidere se l'uscita è necessaria oppure no. Quando questa comunicazione manca, il portiere agisce d'istinto, spesso sbagliando.

La pressione dell'attaccante è un elemento che complica tutto. Se l'avversario ti sta addosso e il tuo portiere esce male, diventa facilissimo approfittarne. È qui che serve davvero una costruzione ragionata dell'azione dal basso, non improvvisata, con tempi chiari e sequenze studiate.

Gli errori che ripeto sempre ai giovani portieri

Durante i miei anni di gestione del club, mi è capitato spesso di allenare giovani estremi difensori. Gli errori classici sono sempre i medesimi. Primo: uscire per recuperare un pallone che il difensore può affrontare tranquillamente da solo. Secondo: non controllare il pallone prima di rilanciarlo, generando imprecisioni. Terzo: uscire con la testa, senza valutare se ci sono attaccanti pronti a rubare il pallone.

Un portiere intelligente prima di uscire si chiede: è necessario? Il mio difensore può gestirlo? C'è un avversario che può rubarmi il pallone? Se la risposta a due di queste domande è "no", meglio restare sui pali. Sembra semplice, eppure ogni domenica vediamo portieri che ignorano queste regole elementari.

Lo spazio dietro il portiere è una voragine quando è in uscita. Uno solo dei tuoi avversari può creare il caos più totale. Per questo la concentrazione deve essere massima e ogni movimento calcolato. Non è questione di capacità con i piedi – ormai quasi tutti i portieri sanno passare – è questione di giudizio tattico.

Come le squadre di vertice gestiscono questa fase

Se guardi le big del calcio europeo, noti subito che l'uscita del portiere non è casuale. Fa parte di un disegno complessivo dove il pressing alto degli attaccanti avversari è già stato "letto" in fase di costruzione tattica. La difesa esce, il portiere gestisce il primo recupero se necessario, poi il gioco riprende in orizzontale con il possesso del pallone sotto controllo.

Le squadre che subiscono più gol da questa situazione sono quelle che non hanno un'idea tattica chiara. Il portiere esce perché sì, i difensori non sanno dove posizionarsi, la linea oscilla e improvvisamente ti ritrovi con tre attaccanti avanzati e il caos totale. È quello che succede quando non c'è una gestione consapevole del possesso e quando il portiere agisce in solitudine.

Un lettore mi ha chiesto tempo fa come ridurre i rischi di questa situazione. La risposta è stata immediata: prima lavora sulla comunicazione fra il portiere e la difesa, poi sulla fase di costruzione dal basso, infine sul timing delle uscite. Non al contrario.

La soluzione pratica per domenica prossima

Se alleni una squadra o semplicemente ne segui una che soffre di questi problemi, ci sono tre cose da fare subito. Prima: pretendi comunicazione costante fra portiere e difensori. Una semplice parola ("fuori", "tiene", "no") può cambiare tutto. Seconda: definisci quando il portiere può uscire. Non è un'azione libera, è una scelta tattica. Terza: durante l'allenamento, simula la pressione dell'attaccante in questa fase, così il portiere capisce il rischio reale.

L'uscita del portiere con i piedi rimane uno dei momenti più delicati del calcio moderno. Non è un difetto tactico, è un'evoluzione necessaria. Ma come ogni evoluzione, richiede responsabilità, consapevolezza e soprattutto educazione tattica. Chi riesce a gestirla bene, vince le partite. Chi no, regala disastri.

Marilena Foscarini
Marilena Foscarini

Marilena coltiva la passione per il calcio come tifosa da sempre. Avendo gestito per anni un club di supporters, si è specializzata nel fornire consigli utili per vivere al meglio la domenica sportiva, dalla preparazione alla comprensione delle regole principali.