Entrata in scivolata da dietro: lecita o vietata? il confine che molti sbagliano

Chi gioca a centrocampo, come me, sa che una scivolata ben scelta può fermare un contropiede o riaccendere i cori dei compagni. Ma lo stesso gesto, se eseguito nel modo sbagliato o nel momento sbagliato, diventa il motivo di una sanzione severa, quando non di un infortunio evitabile. Il punto è capire dove passa il confine tra un intervento deciso ma regolare e una condotta pericolosa. Qui proviamo a tracciare quella linea, facendo chiarezza tra norma, interpretazione arbitrale e pratica di campo.
Cosa dice il regolamento: la cornice IFAB
La normativa di riferimento è la Regola 12 del Gioco del Calcio, emanata dall’organo che custodisce le leggi del gioco, la International Football Association Board. Questa regola distingue tre livelli di imprudenza nel contrasto: comportamento negligente (calcio di punizione), imprudente (ammonizione) e uso di forza eccessiva o che mette a rischio l’incolumità dell’avversario (espulsione per grave fallo di gioco).
Un equivoco frequente: “da dietro” non significa automaticamente irregolare. La Regola 12 non vieta in assoluto l’intervento da tergo, ma lo considera ad alto rischio. Il punto chiave è se il difendente mette in pericolo l’avversario, con particolare attenzione a dinamica, velocità, punto di contatto e modalità di esecuzione. Anche toccare il pallone per primo non offre immunità: se l’azione successiva travolge la gamba dell’attaccante, l’intervento resta sanzionabile.
Altra distinzione importante riguarda il concetto di forza eccessiva. Quando l’arbitro giudica che la scivolata comprometta la sicurezza dell’avversario — ad esempio con i tacchetti esposti verso la tibia o con movimento “a forbice” — scatta il rosso diretto per grave fallo di gioco. Se poi l’intervento impedisce una chiara opportunità da rete (DOGSO), la sanzione disciplinare può cambiare a seconda che il difendente tenti di giocare il pallone o meno, specialmente in area di rigore, alla luce delle linee guida IFAB aggiornate negli ultimi anni.
Nella sostanza: entrata da dietro e contatto con il pallone non sono criteri sufficienti a definirne la liceità. La valutazione è sempre complessiva, e richiede di pesare contesto, tecnica e conseguenze del gesto.
Il confine pratico: come valuta l’arbitro un tackle da dietro
Gli arbitri si basano su criteri condivisi a livello internazionale. Non si tratta di un elenco rigido, ma di indicatori che, combinati, orientano la decisione. Tra questi contano particolarmente l’angolo d’ingresso, la velocità relativa dei giocatori e l’altezza del punto di impatto.
- Direzione e angolo: da dietro puro è più rischioso; da lato arretrato, con traiettoria “a mezzaluna”, è più controllabile.
- Velocità e slancio: maggiore è l’inerzia, maggiore il pericolo. Uno scivolone incontrollato non lascia margine di correzione.
- Uso dei tacchetti: suola alta e tacchetti esposti verso tibia o caviglia sono segnali di pericolosità.
- Movimento delle gambe: il “taglio” a forbice o la gamba di richiamo che blocca l’avversario da dietro sono tipicamente fallosi.
- Punto di contatto: urtare tallone d’Achille o polpaccio senza giocare chiaramente il pallone peggiora la valutazione.
- Conseguenze: se l’avversario viene travolto o cade a causa dell’impatto, la probabilità di fallo cresce nettamente.
In campo, un arbitro esperto guarda tutta la sequenza: preparazione, scivolata, proseguimento. Anche quando il pallone è toccato per primo, il “dopo” conta: se il difendente, per inerzia, falcia l’avversario, la decisione tende al fallo e, in caso di rischio per l’incolumità, al cartellino rosso. Nelle categorie con supporto tecnologico, il VAR può intervenire su episodi di espulsione chiara non rilevata, ma la prima e più importante lettura resta quella sul terreno di gioco.
Quando è ancora legittima la scivolata da dietro
Ci sono contesti rari in cui il contrasto da tergo è considerato regolare. Ad esempio, se l’attaccante allunga il pallone e il difendente, in totale controllo, lo intercetta con la suola bassa e il corpo fuori traiettoria dell’avversario, senza contatto o con un contatto minimo non causale della caduta. Un altro caso è il “gancio pulito” sulla palla da posizione laterale arretrata, quando il piede scivola sul terreno e tocca esclusivamente la sfera, senza toccare l’avversario.
Per non superare la linea, il difendente dovrebbe validare mentalmente questi punti:
- Ho l’angolo giusto? Meglio laterale che da tergo puro.
- Posso fermarmi o cambiare direzione se l’attaccante tocca palla? Se no, è rischio.
- I tacchetti sono “giù” e il piede è orizzontale? La suola alta è un campanello d’allarme.
- Il mio corpo è lontano dalla linea di corsa dell’avversario? Evita il contatto di inerzia.
- Sto mirando chiaramente alla sfera, non alle gambe? Questo è il discrimine tecnico.
Fallo, giallo o rosso? Sanzioni e gestione disciplinare
Disciplina e riprese di gioco dipendono da tre domande: c’è fallo? l’azione è negligente, imprudente o con forza eccessiva? è stata negata una chiara opportunità da rete? In termini pratici: contrasti negligenti generano un semplice calcio di punizione (o rigore) senza cartellino; se c’è imprudenza, arriva l’ammonizione; se la sicurezza dell’avversario è messa a rischio, scatta l’espulsione per grave fallo di gioco.
Quando l’intervento avviene vicino alla porta e interrompe un’azione da gol, entra in gioco la casistica DOGSO: fuori area, rosso se si nega una chiara occasione con fallo; in area, la cosiddetta “doppia sanzione” è stata mitigata se il difendente tenta di giocare il pallone (rigore + giallo), mentre resta il rosso se non c’è alcun intento di giocare la palla o c’è trattenuta/spinta evidente. Su questo punto, molte federazioni forniscono schemi interpretativi condivisi con gli arbitri.
Per chi vuole un quadro operativo delle sanzioni più ricorrenti, è utile ripassare le sanzioni previste per i falli da tergo secondo il regolamento FIFA, con esempi pratici su cosa evitare in campo per non incorrere in provvedimenti disciplinari pesanti.
Tecnica e prevenzione: come intervenire in sicurezza
Negli stage tecnici a cui ho partecipato, l’indicazione numero uno è semplice: difendere in corsa, in piedi, il più a lungo possibile. La scivolata resta un “ultimo strumento”, da attivare quando la copertura collettiva non c’è e il tempo di gioco lo permette. La tecnica giusta riduce drasticamente il rischio di fallo e infortunio.
Gli accorgimenti fondamentali:
- Entrare con gamba bassa e punta del piede rivolta verso il pallone, mai con la suola avanti.
- Tenere il busto leggermente ruotato per uscire dalla linea di corsa dell’avversario dopo l’impatto sulla palla.
- Mirare alla parte “esterna” della sfera, accompagnandola via, non “sfondarla”.
- Usare le braccia per equilibrio, non per ostacolare: spinte o trattenute peggiorano la posizione disciplinare.
- Leggere il tocco dell’attaccante: se allunga troppo la palla, il contrasto pulito è più probabile; se la tiene corta, meglio contenere.
Allenare questi gesti con conduzioni a velocità controllata e con correzioni dell’angolo di ingresso è fondamentale. I dati di settore indicano che la qualità dell’angolo, più della semplice “durezza”, è il primo fattore che separa una scivolata pulita da una potenzialmente pericolosa.
Casi particolari e fraintendimenti comuni
“Ho preso la palla per primo, quindi non è fallo.” Non è così semplice. Se dopo il tocco si abbatte l’avversario con una gamba tesa o un corpo fuori controllo, l’infrazione resta. La priorità è sempre la sicurezza del giocatore attaccato.
“Se è da dietro è sempre rosso.” Errato. Il rosso dipende da forza e pericolosità: da dietro aumenta la probabilità di sanzione pesante, ma in molte situazioni la decisione sarà punizione e, al massimo, ammonizione per imprudenza.
“In area è sempre rigore e rosso.” In area il fallo da tergo può essere rigore; il colore del cartellino varia secondo i criteri DOGSO e l’intento di giocare il pallone. Le linee guida europee insistono sulla coerenza: tentativo genuino di intervenire sulla sfera può comportare solo giallo, mentre trattenute o spinte intenzionali restano da rosso.
Infine, ci sono episodi che portano al cartellino rosso diretto anche senza precedente ammonizione: per approfondire le sfumature disciplinari oltre i casi più noti, è utile ripassare i casi di espulsione diretta senza previo giallo, spesso sottovalutati da chi gioca nei dilettanti.
Dalle giovanili all’élite: sensibilità arbitrale e tecnologia
Nei settori giovanili e nei campionati dilettantistici, gli arbitri tendono a tutelare con maggiore prudenza l’incolumità dei calciatori: una scivolata da dietro con dinamica al limite sarà più facilmente sanzionata. In élite, dove il tempo-gioco è più rapido, la lettura è altrettanto severa ma spesso più dettagliata sulla tecnica dell’intervento, anche grazie a posizionamento e collaborazione della squadra arbitrale.
La presenza del VAR nelle massime serie interviene solo su errori chiari in casi di rosso diretto o rigore: non sostituisce la sensibilità sul controllo dell’inerzia e sulla messa in pericolo dell’avversario, ma aiuta a uniformare le decisioni nei casi più gravi.
Il punto di vista del campo: equilibrio tra coraggio e misura
Il calcio resta un gioco di duelli e tempi. Un contrasto in scivolata, anche da dietro, può essere strumento legittimo se sostenuto da tecnica, lettura e rispetto dell’avversario. Ma basta poco per varcare il confine: un angolo sbagliato, un piede alto, un corpo senza via di fuga. Per chi allena e per chi gioca, l’obiettivo non è “togliere” la scivolata, ma farla diventare una scelta consapevole, rara e pulita. Così si difende bene e si protegge il gioco.

